nuova governance internazionale

Il progetto dell’economia sociale di territorio è destinato ad avere vita difficile in assenza di significativi cambiamenti su scala globale, in assenza cioè di sensibili progressi verso quello che qualche tempo fa era di moda chiamare un nuovo ordine internazionale. Nuovo ordine internazionale significa oggi revisione delle regole del gioco del sistema commerciale e finanziario mondiale, con tutto ciò che ne deriva: rigorosa regolamentazione degli scambi di borsa, tracciabilità dei movimenti dei capitali, limitazione dell’espansione delle società bancocentriche, controllo dell’operato dei gruppi bancari, separazione del credito finanziario da quello commerciale, tassazione delle transazioni speculative, riforma delle regole neoliberiste di commercio internazionale, esclusione dell’agricoltura dai trattati del WTO.

Nuovo ordine internazionale significa democratizzazione dell’informazione e impedimento al controllo monopolistico e oligopolistico dei mezzi di comunicazione. Significa lotta su vasta scala alla corruzione e alle mafie, mediante il contrasto alla circolazione dei capitali illegali, la sensibilizzazione alla cultura della legalità e il sostegno attivo alle forze della società coraggiosamente impegnate su questo fronte.

Nuovo ordine internazionale significa altresì affermazione in politica internazionale di una visione regionalista che spinga con forza verso una maggiore integrazione non solo l’Europa, ma anche altre regioni del mondo: l’America Latina, l’Africa, il Medio Oriente. L’integrazione regionale rappresenta infatti la miglior forma di lotta al sottosviluppo e un grande passo in avanti verso il sistema di governance globale di cui abbiamo bisogno per tenere sotto controllo la speculazione finanziaria, i conflitti locali e la crisi ecologica. In un mondo in cui i rapporti di forze e gli equilibri internazionali si giocano fra attori politici di grande dimensione -Cina, India, Stati Uniti, Russia-, solo l’appartenenza a un’entità regionale di forza e dimensione regionale, l’Europa per l’appunto, è per noi garanzia di benessere, di sicurezza e di pace.

Gli Stati Uniti d’Europa sono perciò l’orizzonte a cui guardiamo, unico antidoto certo contro il riapparire dei rigurgiti di populismo nazionalista che minacciano la pacifica coesistenza faticosamente costruita sul vecchio continente nel dopoguerra. La moneta unica va perciò mantenuta, ma in un quadro che preveda l’assunzione di un ruolo di vera banca centrale prestatrice in ultima istanza da parte della Bce, l’ammissione degli eurobond e il primato del governo politico sugli interessi delle lobbies finanziarie. E quindi una netta svolta negli indirizzi neoliberisti e monetaristi di politica economica sino ad oggi predominanti.

Last but not least,  nuovo ordine internazionale vuol dire per noi difesa attiva dei diritti umani, sostegno e riqualificazione delle attività di cooperazione internazionale, riduzione delle spese militari, politiche genuine di pace, “alleanze di civiltà” invece che “scontri di civiltà”, perseguimento della mediazione e della risoluzione negoziata nei principali focolai di conflitto accesi in Medio Oriente -dalla Palestina alla Siria, dall’Iran all’Iraq-, e ritiro delle truppe occidentali dalla disastrosa guerra dell’Afghanistan.

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